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STEVE HOUSE
( alpinism/climbing )

Nato nell’agosto del 1970 in Oregon, Stati Uniti, Steve House approda all’alpinismo dopo un primo soggiorno in Slovenia, durante un periodo di scambio con la scuola, grazie alla sensibilità della famiglia ospitante che, vedutolo scontento e malinconico, pensa di assecondare le sue inclinazioni per la natura e l’attività a all’aperto facendogli incontrare il  gruppo che si raccoglie intorno al club alpino locale. Lì muove i primi passi  sulla bellissima roccia della regione del Triglav.
È con il gruppo di alpinisti sloveni che si ritrova per la prima volta ai piedi del Nanga Parbat, la nona più alta montagna della Terra, a soli 19 anni. L’incontro è folgorante. Da quella esperienza si stende un filo rosso che lo condurrà poi nel 2005 a diventare uno dei migliori alpinisti al mondo di alta quota, quando con il compagno Vince Anderson, sale  e ridiscende in soli 7 giorni una elegante linea di salita in puro stile alpino,  sulla parete himalayana più elevata e tra le più insidiose di tutta la catena, la Rupal.


Comincia la  sua attività come aspirante guida presso l’American Alpine Institute in Bellingham, Washington, e si guadagna il certificato di guida alpina riconosciuto dall’American Mountain Guide Association nel settembre 1992,  in occasione  di una delle prime sessioni di  esame guide organizzate negli Stati Uniti.
Dopo aver conseguito con successo anche l’esame di guida su roccia nel 1998, l’anno successivo diviene il settimo americano a ricevere il diploma riconosciuto dalla International Federation of Mountain Guide Associations.

 

Alternando a esperienze professionali con clienti, realizzazioni personali, comincia ben presto a essere notato dai più forti scalatori di misto – ghiaccio e roccia – che da anni frequentano le Montagne Rocciose americane nello stato di Washington e canadesi nel British Columbia. Tra gli altri,  da alpinisti come Barry Blanchard, Joe Josephson, Alex Lowe e Mark Twight. In quelle regioni ci sono smisurate pareti verticali solcate da esili e improbabili colate di ghiaccio che risalgono, anche grazie alla tecnica della piolet-­?traction, in condizioni  invernali e di isolamento totali (decine di chilometri di percorso con gli sci li separano dall’ultimo avamposto della civiltà) in condizioni di autosussistenza e di autosoccorso.

Sono montagne come il Mount Robson e la sua famigerata Emperor Face, il Mount Baker, il  Mount Hunter in Alaska, il Mount Logan, il Mount Foraker  e il Mount Alberta in Alberta.


Altro grande polo di attrazione per House sono le  pareti, gli speroni e i couloir ghiacciati della prima vetta del Nordamerica, il Mount McKinley (anche noto come Denali, 6,194 m). È qui che apre fin dalle sue prime realizzazioni importanti vie di misto a partire dalla metà degli anni  novanta, in cordata e  in solitaria, in estate e in inverno.


Steve House è considerato uno dei principali sostenitori del cosiddetto “stile alpino”, ovvero la propensione ad effettuare ascensioni con un ridotto quantitativo di materiale, prediligendo la velocità d’azione garantita solo da un meticoloso allenamento e da notevoli capacità tecniche;  la sua etica ferrea comporta anche il totale rispetto per l’ambiente affrontato durante la scalata, la quale avviene senza l’ausilio di corde fisse e  bombole d’ossigeno, attrezzature che costituiscono una notevole fonte di inquinamento per gli ambienti d’alta quota.

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